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RASSEGNA INTERNAZIONALE
DI COMPOSIZIONE "ALFEO GIGLI" |
REGISTRAZIONI
Beatrice
Campodonico (Milano 1958)
Bläserquintettmusic,
per flauto, oboe, clarinetto, corno e fagotto (1991)
“Bläserquintettmusic”
è stato composto durante gli anni di studio con il M.Franco Donatoni; si
evidenzia un certo rigore nella scelta delle verticalità, delle figurazioni
strumentali e dell’articolazione di queste nel tempo e nello spazio-i suoni
sono polarizzati, le strutture ritmiche sono ricorrenti secondo schemi
predeterminati.
Si possono riconoscere nella
macroforma una costruzione speculare, un gioco di coppie fra gli strumenti, una
discreta densità contrappuntistica e figurale.
Gian Luca Deserti (Argenta FE 1963)
Alla pura luce dell'alta
estate III, per flauto,
viola e arpa (1998/1999-2002)
“Pura
luce dell’alta estate” è Dioniso, secondo Pindaro. Dioniso è l’”oporà”
i cinquanta giorni che seguono l’ascesa di Sirio, dopo la metà di luglio.
Quando l’opora aveva termine, il corteo di Eleusi muoveva da Atene. (Roberto
Calasso, “Le nozze di Cadmo e Armonia”, Adelphi).
Ad un immaginario mondo mitotogico si ispira il brano, costituito dal succedersi
di una serie di pannelli liberamente basati sul materiale esposto all’inizio
dal flauto. L’accostamento di situazioni espressive assai diverse tra lore
delinea una narrazione che si fa via via più serrata sfociando in un fuoco
d’artificio mediterraneo. Il modalismo e lo sfruttamento delle peculiari
caratteristiche timbriche della formazione strumentale contribuiscono a creare
un clima espressivo antico e moderno al tempo stesso, mitico e misterioso,
oscillate tra il dionisiaco e l’apollineo.
Giuseppe Di Bianco (Napoli 1967)
Lazarus,
per soprano, clarinetto, 2 violini, viola, violoncello e contrabbasso (2000)
“Lazarus”
è uno dei motivi conduttori che liberamente si intrecciano in “Rabbuni,”
azione scenica in 14 quadri per soprano solo, voce recitante, coro femminile ed
ensemble da camera. Scevro da rigori formalistici, il brano prende corpo intorno
a un’attonita immobilità degli archi: quasi un esercizio di stasi, disegnante
nelle linee del basso un cupo ostinato dal quale 1’intero ordito
melodico/armonico trova sostanza e nuova linfa vitale impreziosendosi, ad ogni
ciclico ritomo, di nuovi disegni ricamati dal clarinetto e dalla voce solista.
Una progressiva stratificazione timbrica, che si snoda attraverso le ripetizioni
della sequenza base, trova il suo apice negli accorati accenti della chiusa finale, dove tutte parti si riuniscono in una ineffabile riflessione sul mistero
salvifico della Resurrezione.
Domenico Giannetta (Palmi RC 1974)
Percezioni,
per quartetto d’archi (1998)
“Percezioni”
è un brano di carattere tipicamente bartokiano, con ritmi quasi selvaggi ed
effetti percussivi, alternati a momenti di maggiore cantabilità e sonorità
crepuscolari.
L’atmosfera iniziale, scura e misteriosa, viene rotta da improvvisi slanci
che si rinnovano sempre più intensi fino al vorticoso finale.
Agli interpreti è richiesta una grande varietà di colpi d’arco e di effetti
idiomatici.
Il titolo nasce dal desiderio di mettere in evidenza il carattere antropologico
del brano, che infatti sembra assecondare le naturali pulsioni interiori
dell’essere umano.
Wolfgang
Heissler (Innsbruck, Austria 1948)
Fünf
Lieder nach Gedichten von Reiner Kunze
per soprano, oboe, sax
alto/tenore, arpa, violino viola, violoncello e contrabbasso (1991/2002)
This
songs were composed in 1991 for baritone and piano and revised slightly
and arranged for soprano and instruments in 2002. The short and pregnant poems
by Reiner Kunze treat of transitoriness and death. In the compositions, which
are written in an expanded tonality, are hidden some quotations and
reminiscenses, for example in No. 1 and 3 “B-A-C-H”, in No. 4 (“Das Haus”)
are the letters of these words flown into the sequence of the tones. No. 6
illustrates a simple funeral march, which its changes of time breaks step.
Antonino Marino (Reggio Calabria
1939)
Suite classica,
per quartetto d’archi (1989)
Prendendo spunto dalle Suites inglesi per pianoforte di J. S. Bach, ho voluto
scrivere per quartetto questo genere di danze popolari che, anche se di
provenienza antica, esercitano su di me un certo fascino. Forse un po' per il
loro caratteristico contrasto ritmico fra i vari movimenti caratterizzati anche
dalla stessa tonalità, e un pò anche per l’intreccio delle varie entrate
che, anche se usate in forma libera, non rigorosa, mi ricordano lo stile fugato
(la risposta, l’imitazione, l’alternanza maggiore/minore, ecc.) e quindi il
contrappunto.
Il titolo “Suite Classica” è dovuto al fatto che la composizione segue la
struttura classica del ‘700 sviluppata da Froberger, e cioè formata da
quattro danze (Allemanda, Corrente, Sarabanda, Giga) con l’immissione fra le
ultime due, di altri movimenti.
Aurelio
Samorì (Faenza RA 1946)
Diariò78-'87,
per clarinetto, corno, violino, violoncello e pianoforte (parte II - 1997)
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