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Edizione 2003

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Ensemble Octandre

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Alfeo Gigli

RASSEGNA INTERNAZIONALE
DI COMPOSIZIONE "ALFEO GIGLI"

Sabato, 9 agosto 2003

Christos Alexopoulos (Atene, Grecia 1971)
Snowscape, per flauto (2002)

Snowscape is a brief solo flute piece composed in February 2002. Its basic goal is to incorporate, as a structural element, as many effects as possible without interrupting the piece's internal flow. The effects called upon are not new; there was no such purpose. It’s more like a need to incorporate more or less well-known effects into a piece in such a way, that it will turn these effects into music rather than crude interruptions or changes of mood and/or timbre.
Snowscape takes over from Varese's Density 2.15 and tries to introduce a fresh way of thinking rather than a purely innovative one, combining quite different elements and baring in mind that music could be fascinating and thrilling to the performer while gripping to the audience.


Igor Bergese (Fossano CN 1964)
L'abile stratega, per violino (1981 rev. 1995)

Il capriccio per violino solo “L’abile stratega”, nasce come riflessione e interiorizzazione del frammento poetico n. 60 Diehl del poeta greco Archiloco di Paro (V sec. a.C). La prima stesura dell’opera risale al 1981 ma, successivamente, è stata criticamente revisionata dal punto di vista tecnico-compositivo (14 luglio 1995). Appare subito evidente la netta contrapposizione, a livello testuale, tra essere e apparire, espressa graficamente dal doppio pentagramma. Il 2° rigo svolge una funzione di contrappunto ritmico (l’animus ironico e sarcastico del poeta) affidato al pizzicato della mano destra e sinistra. L’eleganti evoluzioni, rudi e talvolta militaresche del violino sul 1° rigo, rispecchiano l’aspetto tronfio, vanaglorioso e volgare, del superbo miles di plautina memoria. La contrapposizione non è risolta, ma diviene consapevole ricerca d’integrazione e d’equilibrio in un gioco autoironico. Il modello greco antico di uomo bello e valente “slitta” semanticamente in chiave postmoderna verso un’espressione poetico-musicale, generatrice d’inquietudine e perplessità.


William Eldridge (Richmond, Virginia USA 1955)
Leon 70, per flauto (1989)

LEON 70 was written for a concert celebrating Leon Kirchner’s 70th birthday. Its title is meant to evoke a similarly titled work by Edgard Varèse, and its opening gesture is a varied quotation from the start of Kirchner’s Flutings from ‘Lily’. The syncopated tonal passage near the end spells out a secret birthday greeting in a chromatic musical cipher.


Enrico Francioni (Carpegna PS 1959)
Tape, per viola (2002)

In TAPE per viola, scritto tra l’agosto e il settembre 2002, ho cercato di lavorare sulle sonorità dei tre registri principali: al tasto, tra il tasto e il ponte e al ponte (all’estremo ponte in partitura), con una serie di articolazioni ritmiche che in qualche modo fossero il corrispondente al timbro: di sestine, di quartine di biscrome e di dodicimine nella terza parte.
Durante la composizione si venivano a creare, quasi a mia insaputa e con estrema meraviglia nella semplicità della costruzione, tre distinte fasce sonore, come fossero tre nastri, i quali, oltre a dare al pezzo estrema compattezza e solidità, si sgranavano nel tempo, come annullato, seguendo una direzione, un verso: quello che per tre volte sale dal grave all’acuto.
Il risultato complessivo, inatteso, che ne ho ricavato è stata un’estrema staticità, quasi una cristallizzazione dell’intero evento musicale.


José Juan Hernández Martinez (Città del Messico, Messico 1966)
Variations, per violino (1999)

My Variations for violin solo are written in a free serial technique with different textures. These textures are common to traditional music where one of the characteristics of a solo composition is its virtuosistic mood. The performer has enough freedom to express himself taking in account the different contrasts in the composition. This is my first work written in Moscow and I think that this fact is expressed in the composition. It was first performed in Moscow, in the Rachmaninov Hall in 1999.


Giovanni Montanaro (Foggia 1972)
In solitudine, per flauto (2001)

Tale composizione vorrebbe essere un’intima meditazione intorno a un unico pensiero (un’unica cellula tematica). Per questo motivo, l’esecuzione non dovrebbe essere troppo rigida nei suoi due parametric del tempo e del ritmo (grande importanza assume, dunque, la creatività dell’esecutore).
Formalmente il brano consta di quattro parti: A, B, C e D. La parte A a sua volta è suddivisa in tre sezioni: A', A" e A"' Le parti B, C e D sono “variazioni in aumentazione” rispettivamente delle sezioni A', A" e A"' della parte A.


Gianni Nazzareno Francia (Sulmona AQ 1964)
Duplex,  per violino (2002)

“Duplex” è stato concepito come una specie di studio in modo perpetuo. Infatti l’esecuzione del brano prevede nella sua quasi totalità l’uso di due sole diteggiature desunte dalle due idee musicali esposte nelle prime due battute. Il successivo svolgimento dell’opera avviene attraverso il cambiamento progressivo dell’ordine e del numero delle corde dello strumento che l’esecutore dovrà suonare, mantenendo però sempre la stessa diteggiatura.
Partendo quindi da due motivi, attraverso queste modifiche continue, ora minime altre volte più estese, si ottengono così disegni melodici sempre diversi, ma intimamente collegati tra loro da un medesimo gesto esecutivo.


Andrej Bratuz (Gorizia 1936)
Corale di Sant'Antonio, per violino (2002)

Si tratta di sei variazioni per violino solo sul tema Corale di Sant’Antonio di Franz Joseph Haydn. Il tema è esposto brevemente, seguono poi le piccole variazioni, che trattano liberamente il soggetto proposto.


Marcela Pavia (Rosario, Argentina 1957)
Nayia, per flauto (1993)

Nayla: “Leggera...leggera ed spettrale come il filo d'argento che a volte ci unisce e che spesso si rompe..."


Andrea Pidoto (La Spezia 1958)
Flussi per violino (1994-1995)

Flusso sonoro, flusso di sangue, flusso e riflusso. Ecco come può descriversi questo lavoro, un dilatarsi di tempo e di forma, in effetti la difficoltà all’esecuzione è qui presa non come mero virtuosismo fine a se stesso ma piuttosto come una necessità formale.
In questa opera si fa uso dell’archetto in modo nuovo, ovvero lo si utilizza a mò di frusta, ciò fa sì che ad ogni intervento dell’arco si chiuda un’evento aprendone uno nuovo. Flussi per violino quindi, è un’opera drammaticamente impetuosa in senso formale ma anche, e qui è un fatto soggettivo, tecnico.

Devis Mariotti, flauto
Valentino Corvino, violino, viola

 

 

 

 

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