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Edizione 2003

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Le composizioni

Ensemble Octandre

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Edizione 2000

Edizione 1997

Alfeo Gigli

RASSEGNA INTERNAZIONALE
DI COMPOSIZIONE "ALFEO GIGLI"

Sabato, 5 luglio 2003, ore 21.00

Jon W. Bauman (Grand Rapids, Michigan USA 1939)
String quartet No 2, IV mov, per archi (1984)

The Fourth Movement of String Quartet No. 2 is based upon a melodic motive and a harmonic motive. The form is a five-part rondo (Introduction-A-B-A'-C-A”-Codetta). The pitch centers of the sections are G-B-G-E-G.


Stefano Cabrera (Genova 1971)
All lost? Nothing lost?, per quartetto d’archi (2002)

La composizione “All lost? Nothing lost?” scritta nella primavera del 2002, è un tentative di applicare ad un linguaggio contemporaneo una ritmica tipicamente funky.
Scorrendo per la prima volta la partitura, sembrerebbe un brano totalmente tonale, invece il risultato sonoro, data la scordatura di ogni strumento del quartetto, porta ad una “sorpresa”. Tutto è perduto? (All lost?). Si può sempre decidere all’ultimo di non scordare gli strumenti… (Nothing lost?).


Davide Casari (Ferrara 1971)
Quartet 2° , per quartetto d’archi (2002)

Il brano proposto (...praticamente “Quartetto per quartetto”) e caratterizzato, nella prima sezione, da un tormentato movimento del violoncello, che presenta ripetutamente lo stesso motivo esposto all’inizio dalla viola a valori pui larghi. La viola poi, da battuta 7, mette in risalto una breve melodia che cerca quasi di farsi strada fra l’intreccio delle altre voci. Seguono a questa prima parte, alternativamente, momenti di quiete con una scrittura prevalentemente accordale e piccoli episodi fugati contrappuntistici che prendono spunto dal motivo già esposto, a valori lunghi, dal 1° violino. Il brano termina con una sonorità cupa ed instabile.


Vincenza Ciullo (Benevento 1969)
Interrogativi, per quartetto d’archi

Questa composizione è caratterizzata da diverse sezioni, ognuna delle quali conferisce e conferma il carattere interrogativo della composizione, esplorando le varie possibilità sonore degli strumenti passando da un piano espressivo (batt. 1 e seg.) ad un fortissimo violento e agitato (batt. 45-64) per poi riprendere la sonorità iniziale (batt. 65-94), quasi a significare che l’interrogativo iniziale è ancora rimasto tale, irrisolto, nonostante tutto l’affanno, l’ansia e la violenza della parte centrale.
L’autore ha esplorato contemporaneamente anche le varie possibilità tecniche degli strumenti, (armonici, pizzicati, accordi, trilli e tremoli) e soprattutto ha ricercato varie possibilità ritmiche, evitando spesso di avere suono sul primo tempo, creando così quel senso di indeterminatezza e incertezza che era necessario.


Giovanna Dongu (Sassari 1974)
Statico-dinamico, per quartetto d’archi (2002)

La composizione si articola in due brani. Il primo (Statico) è un breve lavoro di “esplorazione” su un suono, il Do; si vuole produrre una fluttuazione nella timbrica e nelle altezze tramite diversi artifici, quali il cambio di posizione nell’esecuzione di una stessa nota su corde diverse, l’uso di vari modi di produzione del suono (sul tasto, vibrato, flautando, ecc.). Il Do è un costante punto di riferimento anche quando viene disturbato, nella parte centrale del brano, da fischi, fruscii, effetti col legno! Il secondo brano (Dinamico) è basato al contrario su tutti i suoni della gamma cromatica. È rapido, giocato su figure che si ripetono uguali (riguardo ai suoni) e che strada facendo si assottigliano, con la graduale eliminazione delle note. Alla fine, dopo un violento marcato di ribattuti, le figure si presentano in “pp”(un “ricordo”) con ormai pochi suoni sempre più pochi…solo il “Do”(prima e ultima nota della composizione!).


Juan Garcia Escudero (Hoyales, Burgos, Spagna 1958)
La tierra ubérrima, per quartetto d’archi (1993)


Eberhard Eyser (Marienwerder, Germania 1932)
Caleidos, per quartetto d’archi (2000)  

Caleidos is based on an imagination of tone constellations as geometric figures rotating around their own axes in a pitch-time coordinate system. The rotation is frozen in certain positions which are determined by a set of angles referring to the 11 intervals of the dodecaphonic ground series in this work. The results are transformed into normal music notation and the piece composed following general musical principles.


Paolo Gattolin (Roncofreddo FO 1960)
Lumen, per quartetto d’archi (1997)

La luce filtra a tratti da vari spiragli, come da una porta usurata dal tempo.
Vi sono fessure da cui la luce penetra senza continuità: ora le ante si aprono appena ora si richiudono senza un ordine prevedibile.
Le fessure più grandi e le improvvise aperture lasciano intravedere movimenti Aldilà della soglia. Qualche volta le ante si spalancano e scoprono totalmente ciò che è oltre rendendolo protagonista.
L’immagine appena esposta corrisponde all’idea da cui nasce Lumen (letteralmente “apertura da cui filtra luce”). Dopodiché il campo si apre al suono e svanisce ogni intento descrittivo.
Il tempo 4/4 non è percepibile all’ascolto ed è quindi solo un aiuto per un’esecuzione
ordinata.


Eric Honour Jr. (Lee's Summit, Missouri USA 1970)
Axegrinder, per quartetto d’archi (2002)

Like many of my pieces, “Axegrinder” actually began as a title incorporating a play on words, instead of a purely musical idea. Musicians will immediately recognize the word “axe” as slang for “instrument,” especially a string instrument. Thus, the opening sounds of the piece not only remind me of the sound of a blade being ground on a whetstone, but could be heard as grinding the instruments themselves. The idea of “having an axe to grind,” or of being obsessed with a certain idea, informed my choice of material, which is very limited. The entire work, with the exception of the extended viola solo — perhaps a person trapped in conversation with an axegrinder — is derived in one way or another from the opening sonorily. Axegrinder, the piece, is basically ternary in form, with the opening section spinning out of control in the contrasting B section (the viola solo). The work then returns to the opening material and revs up the whetstone on the way to the conclusion.


Massimo Malavasi (Carpi MO 1972)
Paesaggio nr. 3, per quartetto d’archi (2002)

La composizione in oggetto si caratterizza per la forma tripartita: la prima parte risulta ritmata, aggressiva e presenta un’armonia alquanto stridente.
La seconda parte contrasta con la prima per la sua metodicità e contabilità. Infine la terza parte riprende la prima, per concludersi con una coda sempre più incalzante.
La composizione non è inquadrabile fra le avanguardie più estreme del ‘900, ma tende al recupero degli stilemi del classicismo e del romanticismo, inquadrati in un linguaggio contemporaneo.



Berthold Tuercke (Berlino, Germania 1957)
Windows, per quartetto d’archi (1991)

You are inside a room hearing things through the open window — you are walking in the street hearing things coming from open windows.
window = sound-frame,
but also a time-frame from the moment it is opened to the moment it is closed.
WINDOWS for string quartet are streams of sound in different frames of time and character.

Quartetto Musicattuale

Stella Thaci, violino                                                             
Antonella Guasti, violino                         
Florinda Ravagnani, viola
Nicola Baroni, violoncello       

 

 

 

 

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