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Edizione 2003

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Programma

Gli autori

Le composizioni

Ensemble Octandre

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Edizione 2000

Edizione 1997

Alfeo Gigli

RASSEGNA INTERNAZIONALE
DI COMPOSIZIONE "ALFEO GIGLI"

Sabato, 26 luglio 2003, ore 21.00

Fabio Valenza (Verona 1970)
Che amor maledetto, per 2 violini, viola, violoncello e contrabbasso (1995 rev. 2002)

La composizione originariamente fu composta come ouverture al secondo atto dell’opera teatrale di Giovanni Goldoni “Gli innamorati”, con il titolo originale “Che amor maledetto”, frase tratta proprio dal testo teatrale in questione. Questo breve brano intende richiamare un po' gli stili del Classicismo e del Romanticismo amalgamandone i caratteri.  E il desiderio è anche quello di sfruttare quanto più possibile le estensioni e le sonorità degli strumenti (2 violini, viola, violoncello e contrabbasso), includendo passaggi che se pur non rasentando il virtuosismo potrebbero impegnare nella tecnica.


Alessandra Ciccaglioni (Roma 1973)
Morgengebet, per soprano solo (2002)

“Morgengebet” è una preghiera mattutina ispirata al testo del “Padre nostro” tratto dalla Bibbia gotica del vescovo Ulfila (IV sec. d.C). Il brano (che non esclude un coinvolgimento gestuale da parte dell’esecutore), è articolato in due sezioni: la prima ripercorre la fase esortativa di celebrazione e ringraziamento verso il Padre, mentre la seconda entra nella sfera dell’orazione vera e propria con la reiterazione del modello di preghiera.


Antonio De Angelis (Chieti 1962)
Atomosfere, per flauto, viola e pianoforte (1998)

ATOMOSFERE è un tipico jazz waltz, e nasce come semplice melodia con accordi. È stato per qualche tempo aggiunto al repertorio jazzistico che ho suonato per diversi anni in trio. Dal 1998, suo anno di composizione, a oggi, ho scritto e arrangiato molta altra musica, sviluppando mano a mano anche quei temi che sembravano destinati al solo uso estemporaneo. Rispolverando i miei studi classici, ho cercato di trovare nuove soluzioni, dando un peso più determinante alle mie idee. Tutto quello che ho ascoltato, senza mai nessun pregiudizio di generi e stili, ha contribuito a maturare in me un fenomeno oggi diffuso: la capacità e l’esigenza crescente di individuare nuovi percorsi e contaminazioni musicali. Lungi dal voler apparire motivo di autocelebrazione, ATOMOSFERE, con la sua ambivalenza stilistica in bilico tra classica e jazz, potrebbe essere una piccola goccia che rigenera ogni volta il “nuovo” oceano già ricco di altre significative “precipitazioni”.


Emiliano Giannetti (Terracina LT 1974)
4 frammenti, per chitarra e violino (2001)

Questi quattro brevi pezzi per chitarra e violino legati fra di loro dal comune uso della tecnica contrappuntistica, seppur con un ideale riferimento a diversi Maestri sia del presente che del passato di tale arte (Orlando di Lasso e Goffredo Petrassi in particolare). Questi pezzi pur prendendo come pretesto iniziale una successione di quattro sole note, nel loro procedere finiscono per coinvolgere ed integrare gradualmente l’intera serie dei suoni della scala cromatica.
Nessuno dei due strumenti possiede un ruolo predominante rispetto all’altro, anzi semmai lo spirito di questi pezzi è un invito ai due esecutori ad una continua collaborazione finalizzata ad una costante ricerca timbrica ed espressiva senza soluzione di continuità. Prima esecuzione 28 maggio 2002 presso l’auditorium della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Tor Vergata di Roma. Violino: Dashamir Hoxha, chitarra: Antonio d’Augello.


Jean Michel Gillard (Bruxelles, Belgio 1975)
Invocations à la Vierge des Pauvres, per soprano, chitarra e violoncello (1994)

I wrote this piece during the first year of my studies at the Royal Conservatory of Brussels (1994). Dedicated to my mother, it was first perfonned in Brussels 1999. The text is a prayer which is daily recited in Banneux (Belgium, province of Liege) where the Blessed Virgin has appeared eight times between January and March 1933 to a little girl called Mariette. The Invocations echo the message given by the Holy Mary to Mariette.


Alfonso Rega (Salerno 1940)
Sofferenza (pietas), per violino e viola (2002)

Il brano dal titolo “ La Pietas” è il 4° movimento della mia sinfonia n°7 ”11 Settembre”(65min.). La mia intenzione è quella di descrivere le emozioni ( violino, violoncello) di tutti coloro i quali constatando la caduta delle 2 torri, sono sottoposti ad un profondo sentimento di “PIETÀ” nel vedere tante vittime innocenti giacere sotto le macerie. Ma è un sentimento valido per qualsiasi tragedia anche personale, come quando si perde un proprio caro. Dai titoli degli altri Movimenti si intuisce meglio il progredire della tragedia e di come la mia musica intende descriverla.
Il 1°: BEFORE: Prima della tragedia il mondo era intento a cose più piacevoli.
Il 2°: The CRASH: È l’impatto contro le 2 torri e l’inutile tentativo di molti di salvarsi.
Il 3° The DISPAIR: La disperazione sia di quelli salvatisi sia dei soccorritori e parenti.
Il 4° PIETAS già descritta.
Il 5° REMEMBERING: Ricordando i propri cari estinti, nei loro momenti di vita più belli.
Il 6° The ANGUISH and The FEAR: Angoscia e paura negli animi non soltanto degli americani, ma ormai di tutto il mondo, in preda  alla paura del terrorismo.
Il 7° The HOPE: La speranza affinché il mondo torni ad essere migliore.


Nicola Graziano (Campobasso 1974)

Introduzione e marcia, per flauto, violino, chitarra e pianoforte (2002)

Il brano “Introduzione e marcia” si articola in due momenti: un’introduzione in stile atonale basata su una sequenza e in una “Marcia” in stile tonale basata su un semplice tema. È pensato per i ragazzi delle Scuole medie ad indirizzo musicale, al fine di poter ampliare il loro repertorio. Semplice nella scrittura, offre, con la sua simbologia, l’opportunità di accostarsi alla musica contemporanea in modo spiritoso e divertente.


Nazario La Pisicopia (San Paolo di Civitate FG 1970)
Contrasti, per soprano, violino, viola e violoncello (2000)

Composto nel 2000, Contrasti è un brano su testo di Cecco Angiolieri che mi ha molto colpito per la bellezza dci suoi versi, tanto da suggerirmi da subito l’idea di metterli in musica.
Ho optato per questa formazione vista la completezza armonico-melodica che questo quartetto poteva offrirmi e così è stato. Sono molto soddisfatto del lavoro finito, ecco il perché della mia partecipazione a questa Rassegna che considero preziosa per un compositore che che desideri far conoscere il proprio mondo musicale.


Paolo Lazzarini (Guarda Veneta RO 1980)
09/11, per quartetto d’archi (2002)

Questa composizione si ispira alle drammatiche vicende dell’11 settembre 2001. Si compone di due sezioni da eseguirsi senza soluzione di continuità. Nella prima (“furioso”) si vuole rappresentare la sconvolgente irruenza di quegli eventi; nella seconda (“delirante, come una visione”) la consapevolezza della tragedia, piena di foschi presagi per il futuro.


Corrado Malavasi (Suzzara MN 1964)
Oscuro cartesiano II/a, per soprano e violino (2002)

Estrapolando dalle Regulae di Cartesio alcune immagini inerenti a processi mentali e cognitivi che il nostro cervello attua nel campo del pensiero e della razionalità (anche cartesiana), esistono possibili connessioni dialettiche tra questi stati che, coscienti o no, mettiamo in atto nella vita. Da qui il succedersi di procedimenti paradossalmente incompatibili o anacronistici, quasi un contrappunto di tecniche, una tensione dualistica fortissima, antinomica, tra una cosa e il suo contrario. La scelta dei testi è indirizzata verso una prospettiva bio-neurologica dell’individuo, verso l’astrazione del tempo senza nessuna luce di morte all’orizzonte. Linee sospese nel vuoto, frasi non concluse o già iniziate, urli e lacerazioni, una macchina che non accenna a rallentare i ritmi, la musica che vuole farsi voce, la voce che vuole farsi gesto. Che cosa resta? Forse il gesto e l’azione cercano l’atto artistico al suo grado più elementare: l’esperienza estetica del vuoto, teatro del nulla. Provocare l’immaginazione mediante la complementarietà e l’integrazione fra ciò che è espresso e ciò che è nascosto: in questo sottile discrimine si gioca il rapporto fra il testo e la scena, territorio di conflitto tra libertà e forma, creatività e disciplina, mostra della propria precaria natura. E nella consapevolezza della maschera ('oscuro') strumento che permette di sublimare l’emozione nell’arte, che si palesa e dissimula il calcolo che coniuga l’arte alla realtà.


Fabrizio Nocci (Abbadia San Salvatore SI 1974)
Transfer, per pianoforte e quartetto d’archi (1999)

Il quintetto per quartetto d’archi e pianoforte “Transfer”, è stato studiato e analizzato da Eugene Drucker degli Emerson String Quartett che cosi si è espresso:
Transfer è un pezzo interessante anche se molto difficile, inoltre, è evidente un notevole senso formale non privo d’energia...
La composizione è un pezzo sostanzialmente poliritmico, nel senso Nancarrowiano del termine. Nell’abbondante utilizzo dei gruppi irregolari, c’è sempre l’intenzione di creare piani di scorrimento con velocità diversa, in accelerando o in rallentando, cercando di rendere sempre intelligibili i diversi “filamenti” (movimenti) melodici. In questo senso, con Transfer, l’autore cerca di allontanarsi progressivamente dal suono inteso come “massa”, sfugge all’estetica del caos e al fascino dell’effettistica tardo novecentesca e cerca di riconquistare una maggiore comprensibilità tra le parti.
Anche nell’organizzazione del materiale melodico, sono state attuate quelle operazioni di compressione e dilatazione già presenti nell’elaborazione ritmica, rifiutando, quasi sempre, l’utilizzo del totale cromatico.
Con Transfer, il compositore propone uno sviluppo formale metamorfico, germogliante, non lontano dal concetto di bildung proposto da Goethe nella sua “morfologia botanica”.


Thomas Pehlken (Oldenburg, Germania 1970)
… fuga doppia, per quartetto d’archi e pianoforte (2002)

…fuga doppia is a piece between the times in music. The first theme is linear and voice-like (cantabile). It needs time and space to develop. Like in an old baroque fugue we notice the theme coming up in the different voices, but at the same time single notes, sounds, motives and later a second theme remind the listener of pointillism, of music which happens only in special moments — without development in time. In these contrast, by using different composition techniques, my piece is searching for a synthesis of old and new.


Luciano Simoni (Bologna 1932)
Un segno che superi la vita, per soprano, pianoforte e quartetto d’archi (1996)

Il testo è una lirica che Salvatore Quasimodo scrisse nel 1943. C’è la guerra, l’incubo dei bombardamenti incombe, ma per un momento esso sembra scomparso, e in una “chiusa stanza” il poeta legge versi “di un antico”. Versi di amore, versi di vita, cercando “un segno che superi la vita”, “l’oscuro sortilegio della terra”.
La rappresentazione di questo contrasto fra il mondo esteriore di angoscia e paura e quello interiore del cuore è reso musicalmente dalle lunghe note basse degli archi (che simulano l’incombere minaccioso del rombo degli aerei), solo per poco interrotte “dai colpi di moschetto delle ronde nelle vie deserte”, e dalla dolce melodia che, preannunciata all’inizio dal pianoforte, diviene canto spiegato del soprano e poi degli archi, per spegnersi alternandosi con suoni oscuri della paura; sensazioni che si incontrano e si scontrano nella complessità del cuore umano, e che la musica riesce a descrivere meglio di qualunque parola.

Ensemble Octandre


Barbara Vignudelli
, soprano
Ginevra Schiassi, flauto
Andrea Orsi, chitarra
Stefano Malferrari, pianoforte
Pino Lombardo, violino
Andrea Poli, violino
Luca Bandini, contrabbasso

Gianpaolo Salbego, direttore

 

 

 

 

 

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