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RASSEGNA INTERNAZIONALE
DI COMPOSIZIONE "ALFEO GIGLI" |
Sabato,
16 agosto 2003, ore 21.00
Vito
Arena (Misterbianco CT 1944)
Organum,
preludio in re b maggiore per pianoforte (1997)
La composizione di questo brano e
iniziata nel 1997, ma ha subito modifiche e rifacimenti fino all’anno 2002,
quando l’Autore decide di presentarla alla “III Rassegna A. GIGLI” di
Bologna. Non sono molti i brani per pianoforte di questo compositore, pur
essendo egli anche un pianista; l’ha mosso a questo lavoro l’aspirazione a
creare una musica che potesse suscitare diletto e compiacimento nel pianista
esecutore. L’obiettivo principale che qui si pone è costituire una sorta di
sfida tra chi suona e il suo strumento, attraverso il superamento positivo delle
difficoltà tecniche, (pur se non molto elevate), nel rispetto dei segni
dinamici e agogici, nell’interpretazione personale della linea ritmica e
melodica, che dovrà risultare scrupolosa, decisa ed espressiva. Dopo una breve
e solenne introduzione, il tema principale inizia dalla sesta battuta.
Matteo Ramon Arevalos (Ravenna 1971)
Vivo Marcia Fantasia,
per pianoforte (2001)
La forma è tripartita A + B + A' +
breve coda.
A: Vivo , in 3/4, primo tema drammatico, legato, a carattere modale (dorico) nel
registro basso; piccolo sviluppo del tema; ripresa variata del tema con piccole
variazioni; ingresso del secondo tema o, meglio, sempre una variante del primo
tema ma con carattere distensivo, sempre in 3/4, inframmezzato da un tempo in
2/4, staccato, che conduce, con un “Poco meno mosso” e con un “Meno
mosso”, il tutto in crescendo, a B.
B: Marcia Fantasia, Lento, in Fa diesis maggiore, ritinicamente libero (a
fantasia), ma “Marcia” come impulso cardiaco, quindi con un suo ordine, con
andamento “ipnotico amoroso”, dove l’unico tema è presentato due volte,
singolarmente e in vari registri, e culmina in un ulteriore registro-il più
acuto-sviluppandosi con l’incontro di due voci, in un dialogo speculare. Un
“Poco a poco accelerando” ci riconduce ad:
A': ripresa variata di A, con il secondo tema trasportato una quinta sopra
sempre in 3/4, inframmezzato da un tempo in 2/4; il “Poco meno mosso” è qui
in Fa diesis maggiore, alternato al modo dorico del tema principale, che conduce
alla:
Breve coda: somma dei due tempi utilizzati in precedenza (2/4+3/4=5/4) in cui
convivono tutti i temi, ma in cui quello predominante è quello della “Marcia
Fantasia”.
Massimo
Martinelli (San Bonifacio VR 1969)
Carmen toccata,
per pianoforte (2002)
E’ un brano di carattere
virtuosistico in forma libera, basato sul famoso inciso della pugnalata di don
Josè a Carmen, tratto dall’opera di Georges Bizet.
L’inciso, presentato all’inizio, è la microstruttura dell’intero lavoro
che lo dispiega avvalendosi di
tecniche compositive, anche di tipo seriale, tra cui la disposizione simultanea
e verticale dei suoni e disposizioni orizzontali in forme varie e combinate tra
cui l’aggravamento (l’inciso a valori più larghi), diminuzione (a valori più
stretti), successioni di note in forma retta (l’inciso così come sentito la
prima volta), retrograda (lo stesso materiale ma dall’ultima nota alla prima),
inversa (come la retta ma a movimenti intervallari in direzione opposta) e
retrograda dell’inversa (la combinazione delle due successioni precedenti)
oltre naturalmente a ripetizioni senza posa ed asimmetrie ritmiche..
Massimo Papini (Pescia PT 1967)
Variazioni su un tema di Schumann,
per pianoforte (2002)
Ricordi
di giochi infantili mi hanno portato a comporre queste brevi variazioni sulla
Marcia dei soldati di R. Schumann. Tale ricordo, a me molto caro, riaffiorò nei
primi anni dello studio del pianoforte quando, piuttosto maldestramente suonavo
questo brano, inceppandomi sempre su quel ritmo puntato a causa delle mie ancor
pigre dita; ripreso più tardi durante il corso superiore di Composizione per
sperimentare la tecnica delle variazioni, solo recentemente ne ho completato la
stesura accentuandone gli aspetti più ironici.
Volutamente ispirate a peculiarità salienti della letteratura pianistica
dell’800 e del primo 900, risentono tuttavia di uno stile proprio, il cui
percorso estetico ne risulta totalmente personalizzato.
Mauro Petrarca (Castel di Sangro AQ 1972)
Il pianoforte macabro,
per pianoforte (2002)
“Il pianoforte macabro” e una raccolta di cinque brevi pezzi per pianoforte:
"la maschera", "l’identico scenario", "la passione di una
maschera", "l’identico
scenario (variazioni interrotte)", "valzer delle ombre".
“Il pianoforte macabro” è composto di poche note suggestive e comunicative,
e le atmosfere evocate rimandano alla letteratura del macabro, del gotico e
dell’orrore: Edgar Allan Poe è il primo dei miei tanti riferimenti!
Franco Meoli (Montevarchi AR 1963)
In campagna,
per pianoforte (1993)
I
sei pezzi che compongono la suite sono un ritratto di scene infantili di vita
quotidiana attorno alla bimba dedicataria. Dal carattere cantabile e espressivo,
e con una melodia simmetrica ben delineata, essi offrono un amalgama delle
fondamentali esperienze acquisite dalla tradizione musicale europea del ‘900:
scala esatonale, politonalità e atonalità, con un costante riferimento alla
dodecafonia. Si fa inoltre ricorso ad interventi ed effetti per cosi dire non
tradizionali, prodotti al di fuori della tastiera, tipici di un’altra corrente
novecentesca; tuttavia possono essere, a piacere dell’interprete, omessi o
risolti convenzionalmente, semplificandone l’esecuzione e accontentando i
puritani che non ammettono deroga alla natia funzione del pianoforte: essere
suonato solo sulla tastiera.
Alessandra Salamino (Taranto 1967)
Breath,
per pianoforte (1999)
BREATH
letteralmente significa” respiro” inteso in senso più ampio del termine: lo
caratterizza il solenne tema iniziale.
Il “respirare la vita” ovvero riuscire a vivere ogni giorno con entusiasmo
la propria condizione umana è, secondo l’autrice, essenziale.
Il respiro può essere, in senso
metaforico, una cascata di pura acqua di montagna, una sferzata di aria fresca o
un sorriso di bambina...
Antonia Sarcina (Trieste 1963)
Sonatina,
per pianoforte (1987)
La
“Sonatina” per pianoforte è stata scritta nel 1987, qualche anno prima del
mio diploma in composizione, conseguito nel 1989. Ha una struttura classica e si
ispira alla forma classica della sonata in piccolo per pianoforte con la
divisione in tre movimenti (allegro — largo — presto) con scrittura atonal
— modale e temi motto accessibili e riconoscibili. Ispirata alla letteratura
pianistica di fine novecento, molto percussiva nell’ultimo movimento, più
lirica nel secondo, adatta alle mani piccole net primo tempo, può risultare
utile nella didattica pianistica moderna per far avvicinare i giovani pianisti
alla musica del novecento senza annoiarli nello studio.
Sergio Trussardi (Clusone BG 1963)
Fantasia,
per pianoforte (2002)
Scritto utilizzando in modo libero la
tecnica del totale cromatico, è caratterizzato dalla ripetizione, se pur
variata, delle sonorità accordali iniziali. La scrittura è prevalentemente
contrappuntistica, cercando di evidenziare la linearità melodica.
Amarilli Voltolina (Roma 1958)
Diabolus ricercare,
per pianoforte (2001)
Il Nome “Diabolus in musica”
venne usato dai trattatisti medievali per indicare il tritono, intervallo
musicale di tre toni interi, considerato dissonante e di difficile intonazione.
Il brano per pianoforte “DIABOLUS RICERCARE” è in forma tripartita (A-B-A')
e si sviluppa sulle note FA-SI (tritono) in forma di Ricercare, intesa dapprima
come ricerca sonora di sensazioni. Lento e misterioso, infatti, il tema
introduce vaghe atmosfere di tensione.
Successivamente lo stesso intervallo di tritono viene usato in forma
contrappuntistico-imitativa, accentuando via via esasperatamente la dissonanza
per poi riprendere misterioso come all’inizio. Etimologicamente
“Ricercare” indica sia la “ricerca” delle possibilita timbrico-foniche
dello strumento, sia lo studio delle possibilità contrappuntistiche di
un’idea musicale.
In
questo brano vengono accennate entrambe le possibilità.
Alfeo Gigli (Modigliana FC
1907-Bologna 1994)
Tre invenzioni, per pianoforte
Luisa Fanti Zurkowskaja, pianoforte
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